Grafica Metelliana Unicom Assografici Aiap Confindustria Campania

La quarta edizione di OneMorePack sta giungendo al termine. Di seguito i lavori degli studenti arrivati alle valutazioni tecniche, dopo la preselezione della giuria interna.

I vincitori sono stati già decretati dalla giuria tecnica e saranno svelati nel corso dell’evento finale il prossimo 8 Giugno 2017 che si svolgerà a Napoli.

Marta Valentini

Hera argeia nasce a Paestum, antica città della Magna Grecia e devotissima a Hera, situata nel Parco Nazionale del Cilento e Valle di Diano, dove tracce, ricordi, monumenti, culture e sentieri sono salvaguardati e sono patrimonio mondiale dell’umanità. Un luogo identitario, in cui ogni limite diventa orizzonte, il passato futuro e la tradizione modernità. Caratteristica di questa terra, delimitata a nord dalla catena dei monti Alburni e a est dal Vallo di Diano, è la roccia sedimentaria, calcarea e ricca di straticazioni. Questo territorio dove si alternano monti, con cime che raggiungono quasi i 2000 m sul livello, e avvallamenti presenta una notevole intensità di curve di livello. E’ proprio dalla straticazione e sovrapposizione di materiali e linee che nasce il mio concept. Questo applicato alla tipograa ha portato ad una sovrapposizione di elementi che danno vita ad una etichetta tridimensionale. La parte 3d si può rimuovere (e riattaccare perchè presenta delle calamite) mostrando così tutte le informazioni al di sotto, necessarie alla conoscenza del vino. La bottiglia diventa quindi quasi un opera d’arte, perfetta per essere esposta sia nell’azienda che nei punti vendita.

Alessio Santoro

Per la realizzazione della label e del packaging mi sono rifatto, ovviamente, alla storia della divina Hera Argeia, tema del concorso. Tramite attente ricerche di sintetizzazione, ho ritenuto giusto, per la label, soffermarmi sulla piuma di pavore, simbolo della dea, facendolo diventare un segno grafico. Mentre per il packaging, riprendere la grafica utilizzata per la label, e realizzare una fustella a forma di pavone. Il packaging presenta delle curve che lo rendono molto dinamico ma allo stesso tempo stabile grazie alla base a forma di goccia (elemento con la quale ho realizzato la linea grafica della label). Sulla parte superiore invece, troviamo quello che è l’occhio del pavone (anch’esso a forma di goccia) che, forato, permette l’inserimento di un dito rendendo il packaging trasportabile. Il packaging mette in bella mostra la bottiglia sin da quando lo troviamo sugli scaffali, dal trasporto, fino ed essere utilizzato anche come elemento di esposizione (una volta estratta la bottiglia).

Alex Sancisi

Tutto gira intorno alle fase lunari, come la coltivazione dei vigneti attraverso l’agrigoltura bio-dinamica, con un integrazione tra font e illustrazione di ispirazione alla luna, simbolo mitologico, dell’abbondanza e della prosperità, in questa coltre di mistero, che affascina l’uomo sin dall’antichità come lo erano gli antichi antenati greci di Paestum, fino ad oggi. Ciò vuole comunicare la tradizione del vino legata alla cultura della Luna, simbolo principale, l’unica testimone di tutta la storia di questa cultura e aiutante della coltivazione del vino.

Alice Casadei

Il concept nasce dall’esigenza di descrivere la proprietà del vino: essere tannico. Quando compriamo del vino, se non siamo degli esperti, ci lasciamo condizionare dalla sua estetica o dal costo. Sarebbe dunque utile poter testare le qualità, senza necessariamente assaggiarlo. “Più il vino è ricco di tannini e più è ruvido in bocca.” Ho pensato dunque alla carta vetrata sia per il pack che per l’etichettatura. Le scritte sono state realizzate con uno stencil e una bomboletta spray. La font utilizzata è un Bagnard, un graziato che permette di rendere meno materico e industriale il concetto rappresentato.

Beatrice Cavani

La proposta progettuale viene costruita attorno a tre parole chiave nate dalla ricerca e dalla de-costruzione del brief. Le parole individuate sono peplo, gemma e pavone. Contestualizzando le tre parole; il pavone è l’animale , portatore di eleganza, che rappresenta la dea Hera, moglie di Zeus e regina dell’Olimpo. Il vino di colore rosso intenso con sfumature rubino è immagine di una gemma preziosa e ricercata. Ultima, ma non per importanza, è la parola peplo, che individua la tunica femminile usata ai tempi della Grecia classica. Era usanza, durante i riti sacri (spesso in occasione dei baccanali, celebrazioni sacre in onore del dio del vino Dionisio (Bacco), che queste venissero tinte di rosso). Questo orientamento verso il mondo dell’antica Grecia è mossa in sintonia con la decisione, da parte dell’azienda San Salvatore 1988 di adottare come nome del vino Hera Argeia quindi scegliere il nome greco della dea, in lingua originale, non Era, né Giunone.

Trasponendo la ricerca visuale e “linguistica” si è deciso di veicolare il progetto grafico in una metamorfosi tridimensionale del peplo, ovvero, nel dettaglio, delle pieghe del tessuto e delle caratteristiche organico-zoomorfe che questo può assumere in relazione all’oggetto o alla persona con la quale interagisce e al fascino che nasce del nascondere una cosa pur rivelandone le forme. La qualità tridimensionale del tessuto però è veicolata da una chiave di lettura poligonale, sia per fini pratici di realizzazione, che per costi di produzione, pensando ad una eventuale produzione. Visivamente tutto questo si traduce con le geometrie di triangolazione dei mesh nella progettazione 3D. Queste forme racchiudono grande sintesi, ma al tempo stesso identificano una comunicazione attuale. Lo scopo di questa sinergia è di creare un legame tra il classico e il moderno mantenendo attivi i valori positivi di entrambi i sistemi culturali e valoriali.

Cosi facendo possiamo canalizzare tutto il pensiero e la ricerca svolta sulla tassellazione derivata dalla geometria delle gemme e dallo zoomorfismo delle forme tessili in un unico output nonché il ritorno alla terra che queste forme evocano, generando un cerchio invisibile che ha come coordinate la creazione delle forme di pack e label come note della maestria attuale, ma dal sapere antico, della produzione del vino. Sicuramente interessanti sono i pattern giapponesi frutto di sintesi estrema (alle quali ci ricolleghiamo concettualmente e visivamente alla coda del pavone) uniti ad un concetto di tridimensionalità, texture o di un effetto rilievo che possa rendere l’esperienza Hera Argeia un’epifania sinestetica tra i sensi. Un’esperienza che parte con l’acquisto della confezione, passando per sensazioni tattili di bottiglia ed elaborato grafico su essa applicato, per concludersi infine, con un connubio armonico di profumi e sapori.

Daniele Fumanti

La città di Paestum viene localizzata nella regione Campania, in provincia di Salerno, come frazione del comune di Capaccio Paestum, a circa 30 chilometri a sud di Salerno (97 chilometri a sud di Napoli). È situata nella Piana del Sele, vicino al litorale, nel golfo di Salerno, al nord del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La località è munita anche di un piccolo scalo ferroviario denominato per l’appunto Paestum, e di due piccole località adiacenti alla stazione denominate Capaccio scalo e Lido di Paestum. Una carateristica importante di questa città la possiamo trovare nei mosaici. I colori utilizzati nella graca dell’etichetta e del packaging richiamano le caratterictiche del vino. Così facendo si riuscirà a trovare una sintesi tra la tipologia del vino con quelli che sono i caratteri della cultura della città di Paestum.

Davide Casaburi

Il concept del pack è la possibilità di ruotare i vari pezzi per poter comporre la scritta “Hera Argeia” come uno vuole. La scatola oltre a fare da contenitore alla bottiglia, la sfrutta anche come perno alla quale ruota intorno. La scatola non prevede lavorazioni particolari, ad esclusione sulla stampa del cartoncino, mentre l’etichetta ha una fustellatura che permette alla parte alta e bassa del logo di uscire dalla fascia.

Edoardo Beltrammi

Intenso, passionale e ruvido. Sono aggettivi che possono benissimo identificare un vino, ma possono anche descrivere una persona e le sfumature del suo carattere. Si è scelto così di progettare il visual delle etichette attraverso il volto di persone che esprimessero tali emozioni. Svelare, interagire, questi due concetti hanno invece guidato la progettazione del pack.

Eleonora Cabiddu

Il progetto si focalizza sulla sacralità del vino, coniugandone l’aspetto sacro derivato dalla religiosità cristiana e pagana. Per sdrammatizzare il tema di partenza - sacralità e religione- si sono decontestualizzati i soggetti religiosi, rendendo l’insieme più spettacolare, quasi teatrale, grazie ai colori a contrasto, all’apertura stessa del packaging (ispirato ad una croce, evidenziata dal giallo all’interno) che svela il contenuto della bottiglia, diventando così la protagonista del “teatro”. Per inserire in modo armonico il logo dell’azienda, lo si è usato come “titolo” dell’etichetta, trasformandola quindi in una sorta di santino. In questo modo ironico si vuole celebrare l’importanza del vino, e creare un parallelo fra il nome stesso del prodotto - Hera Argeiaderivante dalla mitologia classica e quindi da una religione pagana, e la cristianità, sottolineando il ruolo del vino in entrambi i contesti, così diversi ma alla fine così simili. Le etichette sono ispirate ai santini: il logo dell’azienda ha avuto quindi una funzione fondamentale nell’equilibrio d’insieme, perchè è posto dove normalmente si trova il nome del santo. L’intestazione sul retro è impostata come se fosse una di quelle preghiere che si trovano su retro dei suddetti santini.

Eleonora Giacchella

Fabio Esposito

Il pack e l’etichetta, sono nati dopo uno studio effettuato sulle altimetrie del territorio di Salerno, in particolare quello di Giungano, le forme naturali che vengono fuori mi hanno ispirato inizialmente nella creazione del pack, creato su diversi livelli, per creare un’eetto di profondità. L’etichetta composta da 2 parti, che si tengono unite grazie all’utilizzo delle calamite, vuole trasmettere un senso di scoperta, di “celato dal terreno”.

Federica Amico

Era, sovrana dell’Olimpo, dea che tutto vede e tutto sa, solenne e maestosa governa su uomini e divinità. Grande dea madre dallo sguardo bovino, onorò la morte del suo devoto gigante, Argo, ponendo i suoi cento occhi sulla coda del pavone, animale terreno a lei sacro, suo messaggero e mediatore per gli umani. Il mondo divino e il mondo terreno così si incontrano, scontrano, confondono e sovrappongono. Come questo, altri miti da sempre diventano vivi nelle decorazioni delle coppe simposiache traboccanti di vino, le cui immagini si rincorrono in un movimento circolare come le danze che animano il convivio. Concept del progetto è quindi la rappresentazione mediante l’utilizzo di illustrazioni, forme, geometrie e colori, degli elementi che accomunano il mondo divino e il mondo terreno caratterizzanti del vino Hera Argeia.

Come in un rito baccanale, dove protagonista assoluto era il vino utilizzato come strumento di mediazione tra uomini e dei, così le immagini create simboleggeranno la fusione e la sovrapposizione dei due mondi. L’occhio bovino, simbolo della terra si tramuterà in occhio di Era, tramite l’interpolazione dell’occhio della coda del pavone, animale sacro e messaggero della dea. La bottiglia sulla quale sarà posta un’etichetta e un cartellino illustrato con la fusione verticale degli occhi (del bovino, della coda del pavone e di Era) sarà avvolta da una carta velina con la stampa di un pattern con gli stessi occhi presenti nel cartellino, rappresentante lo sviluppo di un’animazione frame per frame della trasformazione dell’ occhio bovino in occhio del pavone ed infine in occhio di Era. Il packaging presenterà due tagli: uno tondo sul coperchio dal quale sarà possibile toccare il tappo della bottiglia e uno sul fronte che permetterà la visione dell’animazione ruotando la bottiglia all’interno del pack.

Federica Campanelli

La parola tempio, deriva dal latino templum, termine che, nell’antichità, indicava non tanto l'edificio fisico quanto piuttosto un luogo sacro, consacrato alla divinità che veniva ospitata al suo interno. E' partendo da questa definizione che è nata l'identità visiva del vino. L'idea di fondo è stata quella di considerare il vino stesso Hera Argeia come una sorta di divinità che viene incastonata in uno spazio a lei dedicato e venerata. Le parole chiave su cui il progetto si basa sono quindi “antichità” e “cultura”, termini che fanno riferimento alla storiografia del luogo e che all’interno dell’identità visiva del vino sono state reinterpretate in chiave moderna per rispecchiare al meglio l’azienda San Salvatore che si colloca esattamente al centro fra tradizione e innovazione.

L’etichetta si compone di due strati sovrapposti realizzati in pvc trasparente in cui la parte superiore, composta da una serie di linee verticale, va a coprire parzialmente il nome del vino. La scelta stilistica è ricaduta proprio sul pvc trasparente per dare maggiore risalto e richiamare le forme del packaging. La pellicola superiore ha una forma tale da invitare l’utente a staccare l’etichetta e riportare alla luce il nome di Hera Argeia come una sorta di ritrovamento archeologico. La scelta del font è ricaduta sul Baron Neue perchè è un carattere ispirato ai sans serif classici e visivamente ha un impatto imponente e massiccio proprio come le forme dei templi greci antichi ma allo stesso tempo, non presentando grazie e con la presenza di tratti inclinati, trasmette anche modernità. Per realizzare il packaging sono stati ritagliati 24 listelli di cartone incollati a due a due per uno spessore totale di 2 mm ciascuno divisi tramite dei separè in cartone di 3 mm. I listelli posteriori e anteriori hanno un foro longitudinale centrale che lascia intravedere la bottiglia al suo interno e permettono di chiudere il pack grazie alla presenza di piccoli magneti del diametro di 5 mm. I listelli interni invece sono sagomati sulla forma della bottiglia. Lateralmente la struttura del packaging ricorda le scanalature di una colonna greca. Il cartone è un materiale che grazie alla sua struttura si presta molto bene a veicolare questo concetto.

Federico Donti

Francesco Magi

L’etichetta è studiata per esprimere due concetti fondamentali: il pregio del Brand e la qualità del suo prodotto, identificandone i tratti salienti quali tipologia di Vino e Carattere; il riferimento territoriale e identitario connesso al nome e tipologia del prodotto. È prevista una doppia etichetta “fustellata”: Fronte - grafica semplice contenente il nome del prodotto, tipologia e Logo; Retro - spazio riservato alle informazioni tecniche. Una costruzione geometricamente razionalista. Coniuga semplicità e praticità a un aspetto intrigante. Ne deriva una forma seducente e accattivante. È la traslazione materica della figura del Pavone e del suo carattere egocentrico e narcisista.

Gabriele Mariani

Il vino “Hera Argeia” è un rosso corposo, dalle sfumature rubino, con un retrogusto al lampone e prugne. L’idea è quella di utilizzare queste sue caratteristiche al fine di creare un identità forte e accattivante che lo rispecchi tramite l’utilizzo dei sensi. Per dare l’impressione di un territorio storico con radici nella cultura greca la font ne riprende lo stile adattato in chiave moderna, accostata ad un materiale spesso e stratificato, tenendo colori dati dalle sfumature rosso rubino, che rievocano il gusto passionale e intenso del vino, con l’aggiunta all’interno di una carta profumata al lampone e prugna, che farà pensare subito al sapore. Etichetta: La parte frontale è formata da tre strati, l’uno sull’altro, costituiti da carta calamitata che ne permette il fissaggio, di dimensioni differenti, richiamando il territorio montuoso del parco del Cilento. Packaging: Dalle forme spigolose come punte di una roccia, al buio si accende rivelando l’anima interna stratificata nelle parti rosse che riprendono la forma montuosa.

Gazmend Zeneli

La mia idea di progetto parte dall’unione, della mia passione per i loghi con l’incontro di alcune parole chiave che ho individuato tramite ricerca, (parole chiave: Hera, pavone, onirico). Il mio concept vuole rimandare all’idea del onirico e quindi dell’illusione, perciò ho utilizzato una tecnica particolare per quanto riguarda il mondo delle etichette da vino. Attraverso un foglio trasparente su cui si è andato a stampare una griglia, il pavone creato per via del collegamento alla dea Hera, il logo riesce ad animarsi tramite la rotazione del foglio trasparente, creando l’illusione del movimento delle ali del pavone. Nell’etichetta è presente un qr code che rimanda a una gif animata del logo dell’azienda. Sul packaging è stata riportata l’idea di circondare tramite foglio trasparente per la chiusura.

Luigi Beneduce

L’etichetta proposta riprende l’elemento che meglio caratterizza il territorio dei vigneti: il tempio di Paestum. Il lettering è stato realizzato con un carattere graziato allo scopo di conferire all’etichetta uno stile elegante, d’impatto e sobrio ma, allo steso tempo, anche delicato, semplice e di bon gusto proprio come il vino. I segni grafici posti in alto, oltre a fare riferimento al tempio di Era, possono essere letti anche in chiave simbolica, rappresentando così una freccia verso l’alto, emblema di aspirazione alla crescita da parte dell’azienda. Per concludere, al centro è stato posto lo slogan, l’espressione da cui tutto il mondo San Salvatore è nato.

Giada Garofalo

Cascate fluide scendono dalla testa della dea Hera, giocose si inseguono non linearmente, ma arzigogolandosi in morbide e sinuose curve, sovrapponendosi per poi versarsi. Capelli come cascate, la dea dalla chioma folta e bella, e dagli occhi grandi, per meglio sorvegliare, lei che è sovrana potente, matrona, protettrice della famiglia del matrimonio del parto e della fedeltà, madre degli dei, giovenca, dall’occhio bovino e materno. Cento occhi scendono e percorrono queste sinuosità, gli occhi di Argo, il gigante caro alla dea, che per onorarlo dopo la sua morte li pose sulle piume della coda del pavone, animale a lei sacro. Questo è quanto si pone di narrare la soluzione grafica progettata, una sintesi concettuale e geometrica, figurativa, dove i vari temi toccati nella storia presentata, fatta di estratti mitologici, sono tradotti mediante espedienti e soluzioni visive semplici. Ad essi si aggiungono altri temi di progetto puramente visivi e ludici: quello della modularità, della continuità e della ripetizione, tradotti nella proposta per il packaging, nell’interazione che viene a crearsi accostando più packaging. La figura della dea e i valori di cui è portatrice, utilizzati per caratterizzare e rendere unico e speciale il prodotto. La mitologia che si presta come metafora: Hera è la sintesi di molti principi cardini di cui è portatrice l’azienda seppur in maniera indiretta.

Giada Lapi

La grafica richiama i vari decori dell’antica Hrecia, è realizzata con la tecnica della bottellatura. In seguito il packaging diventerà un sacchettino personale da porter portare con sé.

Gianluca Longobardi

Per la realizzazione di questa etichetta sono partito prendendo in considerazione la posizione dei vigneti dell’azienda agricola San Salvatore situati all’interno del Parco nazionale del Cilento. Vicino agli antichi templi greci tra cui quello di Hera dal quale prende il nome questo vino: Hera Argeia. Ho pensato di poter unire il presente, fatto di vino e allevamento di bufale, derivante da terreni coltivati ad agricoltura biologica e il passato fatto di tradizioni antiche, di terre dove già i Greci 3000 anni fa avevano impiantato i loro vigneti e costruito i loro templi distanti dalle vigne solo 700m. Per fare ciò ho utilizzato come sfondo una texture dell’antica pavimentazione del tempio di Hera utilizzando come palette di colori, il nero, il panna, e il terracotta proprio del pavimento originale. In rilievo un grande bufalo proprio a voler sottolineare il motto dell’azienda “Ho visto un bufalo tra le vigne ed ho bevuto vino, ho visto lui e lui ha visto me” Segui il bufalo!

Giovanni Sandri

Hera Argeia, Era di Argo, fu una divinità della mitologia greca. Figlia di Crono e Rea, sorella e moglie di Zeus, oltre ad essere padrona del matrimonio e del parto, era considerata la sovrana dell’olimpo. La figura di Era ha lasciato una forte traccia nel Cilento, testimoniata dalla presenza del tempio di Hera Argina, a circa 9 Km da Pestum. Ultimo testimone di questi miti è il Flysch, pietra sedimentale claustica molto presente nel territorio cilentano. Così come i frammenti della leggenda di Era sono sopravvissuti nella cultura del Cilento grazie a manoscritti, allo stesso modo frammenti litici attraverso la sedimentazione sono arrivati fino a noi formando i Flysch. Questi si presentano anch’essi come un manoscritto che, sfogliato strato per strato, può rivelare molte dati sul territorio e sulla crosta terrestre, informazioni che gli antichi ricercavano negli dei.

Il packaging è composto da chiusure magnetiche per essere facilmente apribile e chiudibile, ma allo stesso tempo compatto. Questo può fungere anche da espositore nel momento in cui vengano tagliate le due parti mobili. Il punto focale del mio packaging però è legato all’esplorazione del territorio. Attraverso una corda,che si troverà originalmente sotto la bottiglia insieme a un foglietto illustrativo su come montarla, sarà possibile trasportare il vino come uno zainetto, con il fine di poter percorrere con questo il magnifico territorio del Cilento.

Giuseppe Madia

Il concept preliminare del progetto si sviluppa tramite una esaminazione globale di quelli che sono gli elementi che caratterizzano il vino in questione “Hera Argeia”. Andando a scovare le principali parole chiave che descrivono questo vino, ne sono emerse due in particolare: Luna e Profumo (quest’ultimo inteso come senso). 1. Luna, in quanto l’uva è coltivata con agricoltura biodinamica, dove la luna è palesemente protagonista nell’intero ciclo di coltivazione. 2. Profumo, in quanto il tipo d’uva è aglianico 100%, e si contraddistingue grazie al suo particolare e raffinato profumo. Le due parole sono servite come riferimento concettuale ma soprattutto grafico, per delineare un percorso di ideazione e creazione di un visual illustrativo che potesse andare bene sia per il label che il packaging, e che avessero, appunto, come elemento caratteristico espressivo il significato concettuale delle due parole. Le foto accanto esprimono al meglio i concetti delle due parole, i quali sono stati elaborati e mescolati per ottenere il risultato finale del progetto.

Il risultato finale, come accennato prima è un mix fra i significati delle due parole, con l’aggiunta di un terzo elemento, di colore rosso, che si rifà al tipico colore rubino del vitigno aglianico. L’interpretazione generale del visual è prettamente personale e soggettiva, ed è illustrata con linee dinamiche e performanti, le quali vanno a creare delle nuvole astratte che si intersecano e creano uno spicchio di luna, grazie all’armonia fra le linee che rappresentano il cielo (nuvole) e la terra (campi), proprio come avviene per l’agricoltura biodinamica, dove la luna è al centro fra la relazione del cielo con il terreno. Il packaging è composto da due parti separate: una prima scatola interna che custodisce il vino, ed una fascia esterna in cartoncino che ne ricompre i lati, queste sono tenute insieme grazie a delle calamite poste su entrambi i cartoncini. Nella fascia esterna è stampato il visual di progetto, che fa quindi da decorazione all’intero pack.

Jasmine Bernardi

Dopo aver letto attentamente l’identità aziendale e del prodotto presente nel brief, mi sono concentrata sull’agricoltura biodinamica. Dopo una ricerca approfondita, mi ha colpito il fatto che alla Luna è attribuita un ruolo preponderante nella crescita delle piante secondo questo metoso. Da qui è partita la ricerca per immagine su cui si basa il progetto grafico, volevo che la foto presente sull’etichetta e sul packaging rimandasse ad una texture, come l’immagine che riporta alle colline (in questo caso lunare) dove l’azienda coltiva l’uva. Il progetto gira/funziona attorno queste immagini in bianco e nero, molto semplici. Oltre ad essere poste sul packaging sono presenti all’interno del logo studiato per Hera Argeia. I packaging pensati e riprodotti sono tre.

Ciascuno riprende l’immagine rappresentata all’interno dei tra loghi Hera Argeia. Per mantenere un carattere minimal, la scatola è a forma di parallelepipedo rettangolare che si sviluppa in altezza (32 cm) e all’interno contiene la bottiglia di vino. Questa forma è tagliata in diagonale sui lati laterali del packaging. La parte inferiore, di colore scuro, illustra il logo creato e le informazioni del vino, sia sul fronte che sul retro. La parte superiore, che raffigura l’immagine/texture scelta, si sfila dall’alto per rivelare, all’interno la bottiglia.

Luca Segato

Lucia Tonelli

La donna è l’essenza di curve morbide, sinuose e definite. Le statue antiche, materiche e possenti evidenziano il contatto carnale e idilliaco. Così il vino, da bevanda, diventa arma di seduzione, per aprire le porte alla passione e al corteggiamento. Sensualità, donna e statua sono infatti le tre parole su cui si è basato il progetto per Hera Argeia, prendendo da ognuna delle caratteristiche otticamente interessanti. Una ricerca fotografica è stata fondamentale per la creazione del progetto. Basata su una selezione di staue che rappresentassero principalmente figure femminili nude o semivestite, è nata l’idea di concentrare l’attenzione sulle loro parti più provocanti ed erotiche, che non arrivassero però al volgare. Il richiamo alla scultura si è ottenuto trasformando il testo in una statua, unendo e fondendo le lettere tra loro, portando la composizione ad essere una struttura unica e compatta.

I colori prescelti si basano sulle cromie del: - Bianco, nero e grigio per evidenziare maggiormente le curve aumentando il contrasto delle ombre. Rosa antico per un richiamo al colore della pelle. Le curve, i colori e le foto sono protagoniste del packaging. La fustella a base esagonale costruisce una struttura a sei facce destrutturata, composta da rotondità e convessità che fanno della scatola una simil scultura. Caratteristica accentuata dall’inserimento di fotografie che ritraggono statue femminili, sempre concentrando lo zoom sulle parti più sensuali e carnali. Ad aggiungere particolarità alla composizione, è la granatura abbastanza evidente, data alla foto, che dona un effetto di matericità e solidità caratteristico delle statue, e il differente colore per ogni faccia.

Ludovica Cappelletti

Il progetto nasce con l’idea di voler esporre i concetti fondamentali su cui si basa il lavoro svolto all’interno dell’azienda San Salvatore, ovvero quello di trattare il prodotto in maniera ecologica rispettando prima di tutto il territorio e mostrando tutto l’amore verso l’agricoltura. La grafica, presenta appunto come sfondo, gli anelli di un fusto i quali vanno ad a identificare gli anni dell’albero rappresentando il fulcro ed il cuore di quest’ultimo, come a simboleggiare la serietà e l’attenzione che viene dedicata ad ogni singola vite, ma soprattutto l’importanza della tradizione e delle cultura sia del luogo che dell’azienda stessa.

Sovrastante l’immagine degli anelli, vi è la figura del Parco del Cilento, luogo dove nasce e risiede l’azienda, la quale verrà ritagliata e sia avrà perciò la possibilità di toccare ma anche vede la bottiglia del vino. Il naming “Hera Argeia” è stato realizzato creando un font che riportasse ai caratteri greci per conferire maggiore importanza sia al nome che al territorio che quasi 3000 anni fa fu abitato dai greci. La grafica degli anelli avrà un colore tendente al grigio scuro, per far uscire il naming che sarà nero, ma con la possibilità di poterlo anche realizzare in oro a caldo per dare un’identità più ancorata alla tradizione e al valore del prodotto. Il packaging del prodotto sarà realizzato con il materiale grezzo come il cartone, per conferire ancora una volta l’idea di eco-sostenibilità, di attenzione al territorio. Presenterà l’immagine principale del progetto, ovvero gli anelli del tronco, interrotti da due cerchi, posti sulla parte frontale del packaging, i quali daranno la possibilità di osservare il prodotto e poterlo toccare ancora prima di aprire la confezione, e come funzione secondaria potranno essere utilizzati per inserire all’interno bicchieri o piccole piante, se il pack viene posto in orizzontale.

Marco Manucci

L’idea del packaging prende spunto dal territorio di origine del prodotto (Paestum) un luogo di importanza assoluta nel campo storico e non solo. Dato il nome del prodotto e la storia greco-romana con le sue divinità che caratterizza fortemente la zona ho scelto di creare un packaging ispirandomi ai grandi volti delle entità e in questo caso una divinità in particolare Hera Argeia, vista in diverse forme. Nel retro i diversi volti della divinità creano un sistema espositivo diverso. Sull’etichetta ho riproposto il font creato sul fronte della scatola per potersi integrare perfettamente con il resto del packaging. Inserendo un oggetto luminoso all’interno della scatola i volti prendono vita.

Marco Paolo

Il concept si focalizza principalmente sul background storico di Paestum e in particolare sull’animale simbolo della dea Era: il pavone. La piuma di pavone è sintetizzata con tratti geometrici che richiamano le decorazioni del periodo ellenico. Il logotipo è tratto da un dettaglio della piuma.

Maria del Mar Ragucci

Le grafiche dell’etichetta e del collarino della bottiglia, sono ispirate al fregio che appariva sull’antico tempio di Hera a Paestum. Nella foto, viene mostrata la riproduzione in gesso del fregio in terracotta policroma del tempio di Hera (VI sec. a.C.). A causa dell’utilizzo di colori naturali che al contatto con l’aria subivano un rapido degrado, per alcuni secoli si è pensato che i templi greci e romani fossero privi di colorazioni. Le ricostruzioni che mostrano i colori originali del fregio del Tempio di Hera Ageia colpiscono ed emozionano per la vivacità e l’eleganza. I colori prevalentemente usati erano il rosso, il nero e il giallo. Il concept del packaging è interamente ispirato al tempio di Hera Argeia, più noto come Basilica di Paestum, che si trova all’interno di uno dei più importanti complessi monumentali della Magna Grecia, a soli 700m di distanza dalla vigna dell’azienda agricola San Salvatore. Inoltre, proprio in quest’area, i Greci, quasi 3000 anni fa, avevano impiantato i loro vigneti. Appare dunque evidente lo stretto legame che intercorre tra la moderna azienda e gli antichi templi poco distanti.

Il colore del vino, rosso intenso con sfumature rubino, viene richiamato dai particolati decorativi del fregio e della gamma cromatica di quest’ultimo, mentre la carta utilizzata richiama il marmo delle colonne del tempio. La sua forma semplice ma decisa, vuole richiamarne il sapore antico ed intenso. Le grafiche del packaging, oltre a quelle dell’etichetta e del collarino della bottiglia, sono ispirate al fregio che appariva sull’antico tempio di Hera a Paestum.

Mariaeva Benoffi

Il progetto si basa sull’iconografia della dea Era, raffigurata seduta su un trono di pavone. Lo sfondo, che ritrae le fasi lunari, rimanda all’influenza di queste nelle pratiche agricole secondo l’agricoltura biodinamica. L’immagine, accattivante e sintetica, rimane facilmente nella mente dell’osservatore.

Marta Boschetti

Per la progettazione dell’etichetta e del packaging per il vino Hera Argeia ho concentrato la ricerca sulla conformazione spigolosa del territorio del Parco del Cilento, tenendo conto anche della sua vicinanza con Paestum, città dell’antica grecia. Ho realizzato una font partendo dalle iscrizioni che si trovano sulle rovine dei templi risalenti al periodo della Magna Grecia, ridisegnando le lettere con linee spigolose e dinamiche che gli conferiscono un maggiore movimento e dinamismo. Il logo è realizzato con una laminatura oro la quale riconduce allo splendore, alla maestosità e all’ eleganza della Magna Grecia. La forma dell’etichetta adesiva è ripresa dalla visione aerea del territorio linitrofo all’azienda agricola San Salvatore, ridisegnando i confini marcandoli e elimitandoli. Delle linee nere ridisegnano sull’etichetta le tracce dei campi coltivati creando un intreccio di distese di coltivazioni che si intersecano tra di loro creando un reticolo di linee che convergono in punti diversi. La forma del packaging riprende la conformazione spigolosa del territorio caratterizzato da flysch, una roccia sedimentaria clastica presente nel territorio del Cilento. La forma spigolosa riprende anche la conformazione di una gemma, associabile al colore rosso intenso del vino simile ad un rubino. Il packaging è realizzato con un cartoncino spesso di color grigio scuro, alcune facce sono realizzate con il colore oro, per rimarcare la preziosità del vino e il suo richiamo con lo splendore e l’eleganza della Magna Grecia. Il font utilizzato per i dati tecnici è il Futura, scelto per la rigorosa geometria che accentua la conformazione geometrica di etichetta e packaging.

Martina Bove

Hera, nella mitologia greca, patrona del matrimonio e del parto, sovrana dell’Olimpo, moglie di Zeus, era una delle divinità più importanti e maggiormente venerate: veniva, infatti, ritratta come una figura maestosa e solenne. La melagrana, simbolo di fertilità e di morte, era a lei associato. Sono, dunque, questi i concetti dai quali nasce il concept per il packaging di Hera Argeia. Composto da tre elementi, la base, il coperchio ed una fascetta, esso è interamente decorato con una texture che ricorda l’interno di un melograno. La base è concepita per poter essere utilizzata in due modi differenti, oltre a dare stabilità alla bottiglia quando essa è riposta, può inoltre essere utilizzata come salvagoccia a tavola. Il coperchio si va ad incastrare nella base, proteggendo la bottiglia dagli urti. La fascetta, infine, mantiene unite questi primi due elementi, per evitare che il packaging si apra durante il trasporto. I colori utilizzati sia per quanto riguarda il packaging che per quanto riguarda l’etichetta ed il collarino, sono stati individuati tra le tonalità rosse, violacee e rosate del vino e del melograno.

Martina Radicchi

L’idea per il packaging del progetto One More Pack nasce dall’identità del luogo in cui viene prodotto. Il territorio, la storia e la cultura di Paestum vengono rispecchiati anche nel concept del prodotto denominato Hera Argeria. Paestum è un luogo pieno di storia e di scavi archeologici, molti dei quali nascondono sfumature difficili da cogliere, come le bellissime fantasie, presenti nelle rovine archeologiche dei templi delle due aree santuariali urbane di Paestum, dedicate rispettivamente ad Hera e ad Athena. Queste decorazioni sono state riprese per creare pattern che richiamano la grecia antica. Nel Museo Archeologico Nazionale di Paestum una sezione importante del museo è costituita dall'insieme delle decorazioni architettoniche e scultoree provenienti dagli scavi dell'Heraion del Sele. Le metope arcaiche in arenaria facevano parte del primo Thesauros: di queste, diciotto sono dedicate alle imprese di Eracle, un eroe e semidio della mitologia greca, corrispondente alla figura della mitologia etrusca Hercle e a quella della mitologia romana Ercole, figlio di Alcmena e Zeus. Le imprese di Eracle sono state riprese e stilizzate per creare l’etichetta del vino Hera Argeria, utilizzando come riempimento delle figure i pattern della grecia atica che caratterizzano le rovine di Paestum. Le imprese sintetizzate nelle etichette sono: Heracles e il toro di Creta, Heracles e l’Idra di Lerna e Heracles e il leone di Nemea.

Martina Sgorbati

L’etichetta e il packaging sono stati progettati al fine di trasmettere attraverso un’esplosione di colori la sensazione di esplosione data dal gusto del prodotto, un vino rosso intenso con sfumature rubino e dal profumo caratterizzato da note fruttate di prugne e lampone, che risulta al palato intenso e tannico, con un finale caldo. Il packaging è stato per questo sviluppato con una struttura incrociata per trasmettere l’idea di movimento e di energia, mentre per esaltare il nome del prodotto, Hera Argeia, rimandante al mondo della mitologia greca, si è usato un carattere che rimandasse allo stile greco, il Norse, e un’illustrazione rappresentante la giovane dea. La struttura del packaging è in cartoncino rigido su carta tipo 360 g/m2, l’etichetta su carta 160g/m2. La stampa è in serigrafia.

Matteo Lombardini

L’idea del packaging si sviluppa attorno al concetto di armonia. A partire da un’analisi dell’agricoltura biodinamica, in cui vi è una profonda sintonia tra la natura e il raccolto dell’uomo, ho deciso di sviluppare sia la grafica che il packaging attorno a tale concetto. Poichè l’agricoltura biodinamica integra in modo armonioso e rispettoso tutto l’ecosistema del sottosuolo nello sviluppo del raccolto, così ho deciso di utilizzare per l’etichetta qualcosa che rappresentasse tale diversità. Sono partito dunque dall’elemento base della scrittura: gli alfabeti. Attraverso l’utilizzo di diversi caratteri presi da alfabeti diversi ho composto così la scritta. L’idea è che attraverso la ricombinazione dei caratteri si possono ottenere sempre nuove e molteplici possibilità, da questo la scelta di apporre dei magneti su cui poter attaccare nuove lettere e dare la possibilità al fruitore di cambiare scritta a piacere. Dalla creazione della scritta per l’etichetta ne è derivato il packaging. La scelta del materiale è caduta sul cartone, in modo che ricordasse quanto più il legame con la natura. L’intero packaging è scomponibile, facendo rimanere delle tessere con cui ci si può divertire a creare nuove composizioni e la base è stata studiata per essere trasformata in una lampada, in modo da incentivare il totale riciclo dell’intera confezione.

Matteo Savioli

ll protagonista di questo progetto è il vino rosso, la terra e una storica azienda che lo produce: “San Salvatore”, tenendo conto della tradizione e del concetto religioso che caratterizza fortemente la mia ricerca, nasce Hera argeia, attraverso lo sviluppo di un’etichetta dai colori caldi e forme morbide e un packaging altrettanto ricercato. La comunicazione adottata rende moderno e completo il visual della nuova “etichetta”.

Michele Alimenti

Lo sviluppo del progetto è partito partendo da dei simboli tipici della cultura greca, riadattandoli per renderli più moderni ed attuali, combinandoli insieme formando un simbolo nuovo da inserire poi nella grafica dell’etichetta e del packaging.

Paola Iannace

Il progetto nasce da una ricerca storica sulla divinità “Hera Argeia” e su tutto ciò che possiede il suo nome, come in questo caso, il tempio Hera, situato a Paestum. Lo studio si è focalizzato sul voler esprimere in maniera immediata le linee della struttura, per una comunicazione visiva essenziale. Il logo, per quanto proiettato nella contemporaneità, non trascura le tradizionali colonne e la massiccia struttura interna. Il tutto è arricchito da un colore caldo che trasmette le note fruttate e il profumo del vino, ancor prima di degustarlo.

Samatha Bisogno

Nella mitologia e religione greca, Era o Hera era una delle divinità più importanti, patrona del matrimonio e del parto. Figlia di Crono e Rea, sorella e moglie di Zeus, era considerata la sovrana dell’Olimpo. Era è protagonista di molti miti e leggende, tra i quali spicca il mito della Via Lattea: Zeus, un giorno, ebbe un bambino (Eracle) con una donna mortale di nome Alcmena; solo se il piccolo fosse stato allattato dalla regina dell’Olimpo sarebbe divenuto immortale. Allora Zeus aspettò che Era si addormentasse e attaccò il piccolo Eracle al seno della dea. Eracle bevve il latte con troppa energia ed Era si svegliò, spaventata, e strappò il bambino dal suo seno, facendo schizzare nel cielo delle gocce di latte che formarono la Via Lattea. Il concept del packaging è interamente basato sul parallelismo tra la goccia del latte di Era che dà vita alla Via Lattea e la goccia del vino di Hera Argeia, che, allo stesso modo, fa scaturire forti emozioni e sensazioni nel consumatore. Il colore utilizzato è un viola intenso, tendente al prugna, che enfatizza il retrogusto fruttato del vino e la sua fermezza. Il packaging è costituito da una scatola di cartone, costruita in modo tale da aprirsi dall’alto verso il basso e mostrare, al suo interno, una Via Lattea con sfumature di rosso e di viola, dove il consumatore viene idealmente trascinato dopo aver gustato il vino.

Valentina Ghinello

Storia, tradizione e innovazione, questi gli elementi che descrivono al meglio il concept alla base di questo progetto. La grande ricchezza storica è qui riproposta in una versione moderna delle antiche maschere del teatro greco raffiguranti Hera “la grande dea madre”. Questo progetto si pone in relazione al contesto storico culturale nella volontà di racchiudere la profonda simbologia legata alla dea, raccontando il prodotto ma in una veste innovativa. La grafica è essenziale, il colore dominante è il bianco (colore da sempre attribuito alla dea) con inserti craft (a riportare una dimensione naturale, legata alla terra e alle sue tradizioni) rosso e nero (colori associati alla cultura greca nel contesto tatrale). L'obiettivo è quello di avere un imballaggio importante e allo stesso tempo funzionale, ma unico nel suo genere. Il pack è solido interamente realizzato in carta che garantisce il giusto grado di stabilità e isolamento per conservare al meglio il prodotto, pur restando in un ottica ecosostenibile (la carta utilizzata è 100% riciclabile). Il pack ha una doppia funzione, chiusa, la scatola è servibile al trasporto ma una volta smontata, i suoi elementi modulari, possono essere combinati per dare forma a installazioni sempre diverse a seconda dell’utilizzo; grazie ai led di cui è munita e ai giochi di layer sovrapposti è possibile dare forma a giochi di luci suggestivi pur mantenendo il prodotto sempre in primo piano.L'aspetto importante è sicuramente pensare ad un prodotto di alta qualità e prestigio, proprio come il prodotto che conterrà.

Veronica Cecchini

L’etichetta del vino Hera Argeia mette in risalto le lettere del nome, che con la loro imponenza si stagliano sullo sfondo oro e abbracciano la bottiglia, invitando il cliente a prenderla in mano e a girarla per scoprire tutta la scritta. La font, che presenta degli accenni di grazie, è tagliata e viene allargata all’esagerazione, fino a toccare i bordi dell’etichetta. La sensazione è di dinamicità, maestosità, sfarzo, si ci ritrova nell’antica Grecia, al cospetto della dea Hera. Il packaging, dalle dimensioni importanti, svela in due momenti il pregiato vino dalle sfumature rubino. Lo scrigno dorato dalla forma dinamica è composto da due parti che si appoggiano l’una sull’altra seguendo un taglio diagonale. Quando si ruota la parte superiore, si scopre parte della bottiglia, che verrà poi sfilata per essere bevuta. Le lettere nere disposte in modo casuale creano un forte contrasto con l’oro di fondo. Un gioco di riflessi dorati e tagli trasversali, a partire dall’etichetta fino ad arrivare al packaging.

Zoe Maffezzini

Hera, nella mitologia greca, era considerata una delle divinità più importanti nonché sovrana dell’Olimpo e moglie di Zeus. Deve il nome “Hera Argeia” (Era di Argo) al forte culto che le era rivolto nella città di Argo. Hera veniva raffigurata con il simbolo del pavone, poiché era l’animale a lei sacro. Questo uccello, sempre secondo la mitologia ellenistica, trainava il carro della dea che per scegliere gli uomini che avrebbero vendicato la sua ira spediva loro le piume dell’animale. Il pavone è quindi il protagonista dell’identità visiva e concettuale del progetto. Il packaging richiama sia nella forma che nella grafica questo elegante animale, utilizzando come base colori e materiali il più possibile neutri, quali nero e kraft. La trama della carta di riso, invece, ricorda le piume del pavone e fa risaltare alcuni dei dettagli. Questi tre elementi, insieme alle linee sinuose che definisco la silhouette del pavone, fanno da filo conduttore tra packaging ed etichetta, andando così a definire l’immagine e l’identità del prodotto, rendendolo riconoscibile e prezioso.

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Azienda Agricola San Salvatore